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È il 1955 quando Enrica Fiandra (1926-2020), architetta piemontese di Chieri, vince il concorso alla Scuola Archeologica Italiana di Atene. Nello stesso anno viene anche nominata ispettrice della Soprintendenza di Torino, alla quale dovrà chiedere un distaccamento per frequentare l’istituto italiano in terra ellenica (Fig 1).

Fig. 1 – Enrica Fiandra tra Giovanni Rizza ed Ernesto De Miro, allievi della SAIA insieme ( © Archivio Rizza, da sitoweb SAIA).

In quegli anni, Doro Levi, direttore della Scuola dal primo dopoguerra, aveva orientato nuovamente le ricerche verso lo studio di Creta e, in particolare, di Festòs, dove gli scavi erano ripresi con ottimi risultati ma, soprattutto, dove Fiandra ebbe modo di emergere per le sue doti di studiosa a tutto tondo.

L’architetta, infatti, si dedicò a Festòs in vario modo: dal coordinamento dello scavo e degli operari al rilievo e allo studio delle strutture, dal restauro architettonico allo studio di skoutelia e cretulae. Approdata a Festòs alla fine del luglio del 1955, ben presto si vide affidare da Levi la pianificazione di un Museo Stratigrafico da realizzare presso il sito. Pertanto, ella vi rimase fino al gennaio del 1956, quando il progetto poteva dirsi pressoché ultimato (Fig. 2 e 5).

Fig. 2 – Festòs, Museo Stratigrafico (progetto e direzione dei lavori di Enrica Fiandra) (da Levi 1952).

Poiché allora la casa di Festòs doveva ancora essere ricostruita dopo la guerra (sarà la Fiandra stessa ad occuparsene), i membri della missione alloggiavano in un accampamento provvisorio. Tuttavia, nata e cresciuta in campagna, Enrica Fiandra sapeva perfettamente adattarsi alle condizioni disagiate che la “vita da archeologi” ancora imponeva, riscuotendo una certa ammirazione da parte degli operai che la seguivano negli scavi. Così, poteva risalire l’acropoli di Gortyna a dorso di mulo (ancora con sella in legno!, Fig. 3), come era uso nella prima metà del Novecento, e, al contempo, decidere di affittare una vespa, vestendo immediatamente i panni dell’«archeologa moderna» (Fig. 4), come definita dallo stesso Levi.

Fig. 3 – E. Fiandra a dorso di mulo presso il sito di Gortina (estate 1955) (da sitoweb SAIA).

Di lei la Kyria (“signora” in greco), ossia Anna Komanidou Levi, moglie del direttore, diceva: «Ci sono delle persone, e lei è una di quelle, le quali non si possono immaginare diverse dall’immagine che ci hanno regalata per anni: vitalità, buon umore, gioia al contatto della vita in una quasi turbinosa personalità. E quando il turbine si ferma pare a noi spettatori come se uno spettacolo si fosse fermato prima che cada il sipario, come se tutti gli atti di una commedia non avessero il tempo di essere interpretati.» (lettera di A. Levi a Fiandra, 28 giugno 1958).

Fig. 4 – L’«archeologa moderna»: E. Fiandra in vespa davanti al Museo Archeologico di Atene negli anni ’50 (da Frangipane 2020).

La vivacità o, per meglio dire, l’intraprendenza e la curiosità scientifica furono senz’altro tratti distintivi dell’architetta piemontese; per questo e per le sue competenze, seppe guadagnarsi fiducia e stima:

«Vorrei sentire i suoi pensieri in proposito, e i suoi programmi, per mutare un poco i miei primi suggerimenti, se Lei la pensa come me» (Levi a Fiandra, Atene, 11 giugno 1956).

Oppure:

«Ancora congratulazioni per le sue scoperte: vede come gli architetti sorpassano sempre gli archeologi?» (Levi a Fiandra riguardo lo scavo di Festòs, Atene 5 agosto 1957).

Data la fiducia che riponeva in lei, Levi lasciava che l’architetta gestisse con una certa autonomia i fondi destinati a Festòs, finanche ad accettare nel 1959, dopo qualche rifiuto, la proposta di acquistare degli scaldabagni elettrici per sostituire la vecchia fornace a legna in uso nella «casa-ghiacciaia» della missione.

Spesso la sua intraprendenza fu tale da spingerla verso iniziative audaci e per le quali non aspettava di avere il consenso del suo maestro, riuscendo comunque a cavarsela con successo! Verso la fine del 1957, infatti, Fiandra partì alla volta di una “ricognizione” improvvisata nel territorio di Iasos, in Caria (odierna Turchia), senza aver ricevuto alcuna conferma da Levi. Rientrò ad Atene con una ricca e interessante documentazione, in particolare fotografica: solo pochi anni dopo, nasceva una nuova missione archeologica e iniziavano gli scavi italiani a Iasos.

Fiandra, dunque, non si limitò mai soltanto al rilievo e al restauro architettonico, attività che più si addicevano al suo ruolo, bensì profuse grande impegno anche in altri campi, come nello studio di due classi di materiali particolarmente importanti per il sito di Festòs: gli skoutelia e le cretulae. I primi, piccole tazzine troncoconiche in ceramica, erano stati rinvenuti in gran numero durante gli scavi. La studiosa ne comprese le differenze produttive e crono-tipologiche, riuscendo anche ad interpretarne la funzione grazie al confronto con altri contesti del Vicino Oriente antico e, in particolare, con il sito di Arslantepe, in Turchia: si tratterebbe di piccoli vasi di forma più o meno standardizzata utilizzati per la distribuzione di razioni ai lavoratori coinvolti nelle attività centralizzate e gestite dal palazzo.

Le cretulae, d’altra parte, costituiscono non soltanto un legame tra Festòs e l’architetta piemontese ma rappresentano, ancora una volta, un collegamento con il sito anatolico di Arslantepe, al quale Fiandra ha dedicato molto tempo nel corso della sua carriera. Lo studio di questi piccoli manufatti in argilla e le prime sperimentazioni sugli esemplari cretesi le permisero di formulare un metodo di analisi da applicare a questo tipo di documenti, rinvenuti in molti altri contesti del mondo vicino-orientale.

La monografia dedicata al complesso di cretulae del IV millennio a.C. di Arslantepe (2007), innovativa e illuminante per lo studio della storia economica del Vicino Oriente antico, e non solo, costituisce il traguardo di una delle numerose strade percorse da Enrica Fiandra in ambito archeologico; una strada lunga dal Piemonte fino alla Turchia, che abbiamo scelto di raccontarvi in virtù del luogo in cui ha avuto concretamente inizio: Festòs.

Pertanto, concludiamo questo articolo facendo una tappa in Messarà e mostrandovi i fumetti attraverso i quali Fiandra preferiva chiosare con ironia le sue lettere, per descrivere situazioni ed emozioni che, diversamente, non avrebbe saputo (o voluto!) raccontare (Fig. 5-6):

«Avendo constatato che a parole riesco ad essere più chiusa ed ermetica di una scatola di pomodori, Le invierò da Festòs i fumetti» (Fiandra a Levi, Iraklion, 3 Ottobre 1956).

Fig. 5 – “Il Museo Finito”. Disegno del Museo Stratigrafico di Festòs, di E. Fiandra nella lettera a Doro Levi, 3 ottobre 1956 (Bandini 2003).

Fig. 6 – Il saluto di E. Fiandra al palazzo di Festòs prima della partenza per Rodi. Disegno di E. Fiandra nella lettera a Doro Levi, 3 ottobre 1956 (da Bandini 2003).

Claudia Palmieri

 

Per approfondimenti:

 

Bandini G. 2003, Lettere dall’Egeo. Archeologhe italiane tra 1900 e 1950. Parte Seconda: L’epistolario di Enrica Fiandra e La Scuola Archeologica Italiana di Atene negli Anni Cinquanta, Firenze, pp. 115-254.

Frangipane M. 2020, «In Memoriam. Enrica Fiandra», ASAtene 98, pp. 626-630.

Levi D. 1952, «Atti della Scuola», ASAtene 27-29, n.s. 11-13, (1949-1951), pp. 467-471.

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