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Il termine “cretula” si deve a Cicerone, che così chiama la sigillatura in creta di una lettera. Sotto questo nome generico rientrano varie tipologie di dispositivi amministrativi in argilla, la cui diffusione è straordinariamente ampia e va dalla Valle dell’Indo all’Italia meridionale. Le cretule erano già utilizzate nel VII millennio a.C. a Tell Sabi Abyad (nord della Siria) (fig.1), mentre fanno la loro comparsa nel mondo greco nel III millennio a.C. Erano applicate attorno all’orlo di ceste, pithoi e grandi contenitori, e servivano a tenerli ben chiusi per meglio conservare le derrate, ma anche per proteggerle dalle effrazioni. Allo stesso modo venivano applicate ai pomelli delle porte e ne sigillavano i cavicchi, per controllare gli accessi a determinate stanze (fig.2). Queste masse di argilla venivano poi impresse con dei sigilli, che probabilmente identificavano il funzionario magazziniere responsabile dei prelievi di derrate. Esse non potevano impedire l’apertura di un vaso o di una porta, ma potevano renderla evidente quando avveniva perché sarebbero stati inevitabilmente rotte. Tramite l’impressione di sigillo presente si dichiarava di chi fosse la responsabilità di ogni atto di apertura. La prima attestazione cretese di questa tipologia proviene da Myrtos, dopo la quale riappariranno nel Protopalaziale a Festòs, Monastiraki e Mallia, con forme e funzioni più articolate, in una società sempre più complessa.

Fig.1 cretule con impressioni di sigillo dal villaggio di Tell Sabi Abyad in Akkermans 2013, 35

Fig.2 dispositivo di chiusura di porte in Kryszkowska 2005, 27

 

 

Serena Nicolì

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