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Iniziamo la puntata di oggi ponendovi un quesito: se aveste un intenso mal di pancia, prolungato da giorni, andreste a farvi curare da un bravissimo maestro di scuola, che ha visto tutta la serie del Dr House e di Grey’s Anatomy, oppure andreste da un dottore, laureato, specializzato, magari addottorato ecc. ecc., insomma uno specialista?

Ora, partendo da questo assunto, se la stragrande maggioranza di studiosi di civiltà minoica e di lingue antiche ha una sola certezza sul disco di Festòs, ossia che non è decifrabile, perché vogliamo continuare a dare ascolto a chi si diletta di Indiana Jones e sforna continue ipotesi di decifrazione?

Uno dei più grandi studiosi al mondo del Disco di Festòs, Louis Godart, ci confessa che dalla scoperta ad oggi, il sistema di scrittura del disco è stato “decifrato”, pensate, più di cento volte e non passa anno che non gli vengano sottoposte interpretazioni di vario tipo. 

Riporto qui sotto due presunte decifrazioni. La prima traducendola, la seconda… beh, leggetela voi, io non me la sono sentita…

“Il Signore che cammina sulle ali il sentiero senza fiato, il percuotitore delle stelle, golfo di acque spumeggiante, pescecane percuotitore del fiore strisciante; il Signore, percuotitore della pelle del cavallo (o della superficie della roccia) (che, si sa sono cose molto simili), il cane che si arrampica sul sentiero, il cane che svuota col piede le brocche, si arrampica sul sentiero circolare, inaridendo la buccia di vino”. 

“Be deeply penetrating, o lustful! Move yourself deeply into it, fish, into your mouth! My versatile one longs strongly, the valiant one is hot for me. With me, oh you who drips, blow! Oh you who are gripped by burning passion, o lustful, my sizzling desire is here! The valiant one is hot for me. Irrigate that which is enclosed! The valiant one is hot. Oh you who are filled with searing passion, (into the soft underground) penetrate!”

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Ma come è possibile che si possano proporre tante e così diverse decifrazioni di un medesimo testo?

In realtà, è facile. Basta che conosciate un principio base sullo sviluppo dei sistemi sillabici. In estrema sintesi, si può riscontrare come alcuni sistemi grafici si siano evoluti da una prima fase pittografica, in cui per scrivere qualcosa si procedeva a disegnarla, ad una fase in cui quei medesimi segni cessarono di essere usati esclusivamente come ideogrammi ed iniziarono ad essere impiegati anche per il loro valore fonetico. Per esempio, in sumerico GU significa filo. Bene, se inizialmente GU rappresentava solamente il filo, nel tempo il segno è finito anche per “rappresentare” il valore fonetico /gu/, che pertanto iniziò ad essere utilizzato nelle parole che includevano quella sillaba, anche quando di fili non vi era l’ombra. Così, gu è diventato una sillaba. Facile il passaggio in un sistema tendenzialmente monosillabico. Meno facile nei sistemi non monosillabici, dove si riscontra che tale evoluzione da ideogramma a sillabogramma è a sua volta caratterizzata dal principio acrofonico. Un esempio: in minoico fico si diceva nikuleon. Per rappresentare il fico, i minoici inventarono un logogramma/ideogramma dalla forma di un albero di fico. Poi, iniziarono a usare quel logogramma come sillabogramma, mantenendo tuttavia il valore fonetico solo della parte iniziale della parola, quindi NI. Ecco che il segnetto dell’albero di fico in Lineare A ha sia il significato di “fico” sia il valore fonetico “NI”.  

 

 

Con questo principio in testa, facciamo ora un tentativo di decifrazione! 

Presupponiamo, addirittura, che la lingua del disco sia l’Italiano (non era forse italiano anche il falsario?). bene! 

Annunciamo ufficialmente che siamo riusciti a decifrare il disco!

Diamo un valore ideografico, e quindi fonetico, ai segni di tre parole del disco di Festòs. Partiamo da destra verso sinistra, con la casella 

B III.

Testa, Apice, agente, capo, ascoltare

Rametto, albero, FROnda

Mazza, martello, elemento DIstruttore

Uomo, uomo qualsiasi, TAluno

B IV

SOstegno, piedistallo, spiedo

Nave, vascello, VEliero

Cuoio, pelle TEsa, appesa, tappeto

B V

PEsce, ittica, pesca

Capanna, CAsa, baita, rifugio

Conchiglia, madreperla, TRItone

CErchio, cesto, scudo

Ora, mettete in fila gli acronimi MAIUSCOLI…Eh sì! Ecco emergere dalle nebbie del tempo la più antica preghiera (al mondo) dedicata alla grande dea dell’Amore! A-FRO-DI-TA    SO-VE-(N)TE    PE-(C)CA-TRI-CE…

Se pensate che abbiamo esagerato nel forzare alcuni “valori fonetici”, andate a leggere le “decifrazioni” proposte e vi renderete conto che siamo stati fior fiori di linguisti!

 

La domanda più lecita cui rispondere a questo punto è per quale ragione il Disco di Festòs non sia decifrabile. Se vogliamo affrontare seriamente la tematica, bisogna semplicemente chinare il capo davanti ad un problema fondamentale: in assenza di documenti bilingui, come una Stele di Rosetta, ad esempio, senza la minima conoscenza del sistema scrittorio o di quale lingua possa esservi trascritta, un testo della lunghezza del disco è semplicemente intraducibile. Si tratta di una sorta di codice criptato a troppe variabili per essere sottoposto ad un’analisi proficua. Se venissero trovati almeno altri cinque testi di simile lunghezza, si potrebbe iniziare a ragionare, perché ad una serrata indagine statistica si potrebbe mettere ordine, in termini contestuali, alla struttura dei periodi, e saremmo quindi in grado di ragionare partendo dalla cognizione, per esempio, che una determinata sequenza di segni rappresenti un nome proprio, un verbo, o un aggettivo e così via. Ribadisco, si potrebbe iniziare a ragionare. La decifrazione è un’altra cosa…

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