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Che non si trovasse in Egitto, ma a Creta, Sir Arthur Evans (Fig. 1) lo sapeva bene quando nel 1900 scoprì i primi resti di una scrittura sconosciuta, diversa dalle altre allora attestate sull’isola (Lineare A e Lineare B). La somiglianza dei segni con quelli del geroglifico egiziano lo portò a chiamarla tuttavia geroglifico, anche se le due scritture non sono per nulla imparentate.

Fig. 1 Sir Arthur Evans

Il “geroglifico” cretese, come le altre scritture della Creta del II millennio a.C., è un sistema logo-sillabico, vale a dire caratterizzato dalla presenza di alcuni segni che hanno un valore logografico o pittografico e di altri con valenza sillabica (Fig. 2). 

Fig. 2 I segni del Geroglifico cretese

I segni logografici, 33 per il “geroglifico” cretese, sono quelli che assumono il significato di ciò che rappresentano. I segni sillabici sono invece quelli che corrispondono a una sillaba, che in questo sistema di scrittura può essere costituita o da una sola vocale o da una consonante unita a una vocale (sillaba aperta), per un numero di segni pari a 96.

Le attestazioni del “geroglifico” cretese sono datate a un periodo che va dal 2000/1900 a.C. al 1700/1650 a.C. e sono concentrate nell’area centro-orientale dell’isola di Creta: provengono soprattutto dai palazzi di Cnosso, Festòs e Mallia, seppure siano state riconosciute tracce di questa scrittura anche a Samotracia.

I segni geroglifici erano incisi su diversi supporti d’argilla e su sigilli di pietra oppure erano impressi su vasi e pesi da telaio.

Lo scopo di questi documenti era per lo più amministrativo e contabile, come dimostra non solo il contenuto delle iscrizioni, ma anche la forma del supporto.

Per esempio le cosiddette “barre a quattro facce” (Fig. 3), le lames à deux faces (lame a due facce) e i “medaglioni” (Fig. 4) erano dotati di un foro che doveva servire per farvi passare all’interno una cordicella, probabilmente per appendere l’oggetto d’argilla. Le tavolette (Fig. 3) sono simili a quelle della Lineare A e il loro scarso numero (ad oggi solo 4 esemplari) lascia pensare che non fossero tra i supporti preferiti dal “geroglifico” cretese.

Fig. 3 Esempi di _barre a quattro facce_ e tavolette con iscrizioni in Geroglifico cretese

 

Fig. 4 Medaglione dallo _Hieroglyphic Deposit_ di Cnosso, XVIII sec. a.C.

Altri documenti d’argilla erano i “coni” applicati direttamente su degli oggetti, di cui recano l’impronta sulla base. Sono chiamati anche direct sealings (sigilli diretti) perché l’assenza di logogrammi e numeri nelle iscrizioni li rende più simili alle impronte di sigilli che ai documenti contabili.

Gli esempi di sigilli iscritti in “geroglifico” cretese (Fig. 5), poi, sono circa 150 e a questi si devono aggiungere 70 impronte di sigilli ottenute dall’impressione di questi ultimi oggetti su una superficie, prevalentemente d’argilla. I documenti con impressioni di sigilli si distinguono in quelli del tipo a “croissant”, cioè cretule a forma di mezzaluna, in rondelle e in noduli di vario tipo, tutti d’argilla, mentre i materiali con cui erano fatti i sigilli veri e propri erano pietre più o meno dure (diaspro, corniola, steatite, etc.). L’uso del “geroglifico” cretese su questi oggetti non era sempre finalizzato alle pratiche amministrative, ma alle volte sembra che fosse impiegato solo come motivo decorativo.

Le iscrizioni in “geroglifico” cretese ad oggi note sono poco più di 350 e contengono un numero troppo basso di sillabogrammi e logogrammi per consentire la decifrazione di questa scrittura, impresa resa più ardua dal fatto che è ancora ignota la lingua che si cela dietro questi segni.

Fig. 5 Esempi di sigilli con segni in Geroglifico cretese rinvenuti a Creta

Tuttavia “la speranza è l’ultima a morire”: la decifrazione del “geroglifico” cretese è ancora virtualmente possibile, ma solo se verranno trovate nuove iscrizioni, circostanza possibile soltanto mantenendo attivi gli scavi archeologici a Creta, in particolare nei siti dove già sono stati trovati esempi di “geroglifico”, tra i quali il palazzo di Festòs.

 

Lavinia Giorgi

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