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È lunedì 4 Giugno del 1900. Luigi Pernier è finalmente a Festòs per dare inizio agli scavi sulla collina dove oggi sorge la casa della Missione Italiana. Il nostro archeologo inizia le indagini con una serie di “pozzi”, ossia dei piccoli saggi di scavo. I suoi appunti sono molto dettagliati: è indicato l’orario di inizio dei lavori, il numero di operai, la data è trascritta sia secondo il calendario gregoriano (calendario basato sull’anno solare e usato in quasi tutto il mondo) e il calendario giuliano (utilizzato dalla Chiesa Ortodossa). Alla fine di ogni giornata Pernier elenca anche tutti i materiali ritrovati: il primo giorno di scavo furono recuperati frammenti di vasi in stile Kamàres (fig. 1), vasi micenei, di età geometrica, due fuseruole, frammenti in bronzo e un blocco con decorazioni dipinte. L’attenzione per il dettaglio si nota anche nei suoi schizzi, nei quali indica misure e didascalie. È proprio grazie ai suoi taccuini e alla ricchezza delle loro informazioni che gli studiosi venuti dopo di lui sono riusciti a ricostruire parte dei suoi scavi (fig. 2), in particolare quelli dei primi anni. 

Fig. 1: Esempi di vasi in stile Kamares al Museo di Heraklion (Foto autore).

 

Fig 2: Uno degli schizzi di Pernier (©Archivio SAIA)

Dovete sapere, infatti, che man mano che i reperti erano recuperati, essi erano trasferiti al Museo di Heraklion, realizzato nel 1883, durante la dominazione dell’Impero Ottomano (fig. 3). A causa di tre terremoti (anni 1926, 1930 e 1935), il museo e i depositi subirono gravissimi danni e molte delle cassette con i reperti di Festòs andarono perdute per sempre. Per questo motivo i taccuini di Pernier hanno un valore inestimabile: essi ci permettono di ricostruire la storia degli scavi, e gli schizzi e i disegni di documentare i materiali ormai perduti!

Fig. 3: Il vecchio Museo di Heraklion (https://www.exploration.gr/assets/photos/227e7-phpThumb_generated_thumbnail.jpg).

Ma torniamo a noi. Gli scavi sulla collina del futuro palazzo iniziano il giorno successivo (5 Giugno 1900) con 16 operai e 15 “pozzi”. Man mano che i giorni passavano, però, l’attenzione dello studioso si spostò sull’area di scavo che lo rese famoso. Pernier, una volta capite le potenzialità dei ritrovamenti, infatti, aumentò il numero degli operai da 13 a 30 (fig. 4). Il lavoro era immane e, dopo solo una settimana di scavi, i vani del palazzo furono pian piano riportati alla luce (siamo già a quota 11!) e furono scattate anche le prime fotografie dei resti antichi (13 Giugno 1900). Inizialmente Pernier non parlò di palazzo minoico, ma solo di un grande edificio. Soltanto in seguito, però, si renderà conto di essere di fronte ad una delle scoperte più importanti dell’archeologia minoica a Creta! 

 

Fig. 4: I primi sterri per scoprire il Palazzo (Pernier 1935, p. 25).

 

Federica Iannone

 

Bibliografia

 

Pernier L. 1900, Taccuino, Archivio SAIA

 

Pernier L. 1935, Il palazzo minoico di Festós, Roma.

 

History of the Heraklion Archaeological Museum,

http://odysseus.culture.gr/h/1/eh152.jsp?obj_id=3327.

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