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Queste puntate che il Phaistos Project ha dedicato al disco di Festòs avevano lo scopo di rendervi edotti (senza mancare di farvi sorridere) di come un certo tipo di divulgazione sensazionalista finisca spesso non solo per render poca giustizia al soggetto trattato, ma non si esima neppure da un certo livello di contraffazione, diciamo, della realtà storica; spesso il fine ultimo è, ovviamente, quello di attirare l’attenzione e far scalpore, quasi non fosse possibile raccontare qualcosa di immensamente bello e affascinante, come il disco di Festòs, senza urlare alla scoperta (o alla contro-scoperta) sensazionale. 

Nel caso del disco, l’antiquario dalla ventennale esperienza di oggetti antichi Dr. Eisenberg non ha esitato a travisare completamente la vicenda storica e umana di una delle più belle figure di archeologo di tutti i tempi: Luigi Pernier. Se avrete voglia di leggere gli articoli che mettiamo in calce, potrete verificare da voi stessi, documenti alla mano, quale dirittura morale caratterizzava il nostro Pernier e, soprattutto, quale rapporto di sincera e sconfinata ammirazione EGLI avesse per il suo maestro e mentore: Halbherr.

Come a dire, esattamente l’opposto di quello che vi stanno propinando Eisenberg e il documentario, dove, di fatto, Pernier è dipinto come roso da un odio rancoroso e invidioso verso il suo maestro.

La cosa che colpisce di più, e poi mi taccio, è che il documentario finisca in modo sibillino, proponendo quello che potrebbe sembrare un paradosso (se non fosse, in realtà, una demenzialità): se, dice il documentario, il disco è un falso (ma non lo è), come è possibile che un grande studioso come Owens lo abbia ormai decifrato (e non lo è stato)?

Chi di voi vedrà il documentario e chi magari avrà la curiosità di leggere gli articoli originali dell’antiquario Eisenberg dovrebbe aver cura di approfondire anche la bella letteratura che è fiorita in merito a tale questione. 

I bei lavori di risposta all’intera storia sono i seguenti:

  1. Anastasiadou 2016, “The Phaistos Disc as a Genuine Minoan Artefact and Its Place in the Stylistic Milieu of Crete in the Protopalatial Period”, Creta Antica 17, pp. 13-57. 
  2. Baldacci 2017, “Low-relief potters’ marks and the Phaistos disc: a note on the ‘comb’ sign (N. 21)”, ASAtene 95, pp. 65-79. 
  3. Cucuzza 2015, “Intorno alla autenticità del ‘Disco di Festós’”, Quaderni di storia 41.81, pp. 93-124.

J.M. Eisenberg 2009, “Report on the International Phaistos Disk Conference”, Minerva 20.1, pp. 31-33.  

J.M. Eisenberg 2008, “The Phaistos Disk: A 100-Year-Old Hoax?”, Minerva 19.4, pp. 9-24.  

J.M. Eisenberg 2008, “The Phaistos Disk: A 100-Year-Old Hoax? Addenda, Corrigenda, and Comments”. Minerva 19.5, pp. 15-16.  

  1. Godart, “Il disco di Festòs”, Einaudi 1994.
  2. La Rosa 2009, “Il disco di Festòs: un centenario autentico!”, Creta Antica 10.1, pp. 13-17.
  3. Sanavia 2017, “An overview of the Protopalatial Impressed Fine Ware from Phaistos and some comparisons with the Phaistos disc”, ASAtene 95, pp. 81-103. 
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