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È il 26 febbraio 1899 quando i soci del Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti decidono di partecipare alla missione archeologica italiana a Creta, diretta da Federico Halbherr, per rintracciare, illustrare, descrivere e documentare tutti “i ricordi veneziani”, risalenti al periodo compreso tra il 1204 e il 1669, che ancora giacevano sull’isola. 

Trovati i fondi e stabiliti gli obiettivi della ricerca, mancava soltanto individuare e designare la persona più adatta allo scopo. Su suggerimento della Reale Scuola Archeologica di Roma e dello stesso Halbherr, la scelta ricadde sul dott. Giuseppe Gerola. Al momento dell’incarico, il giovane ricercatore roveretano, appena ventiduenne, era specializzando in Storia medievale presso l’Università di Friburgo in Brisgovia. Dopo un periodo di intensa preparazione bibliografica, svolto tra Venezia, Berlino e Firenze, giunse a Creta il 18 gennaio 1900 e vi rimase fino al 24 luglio 1902. 

In questi due anni Gerola, non senza numerose difficoltà, portò a compimento una meticolosa ricognizione dell’isola. Come dichiara egli stesso nella prefazione al suo lavoro, “Ogni provincia fu sistematicamente visitata, paese per paese, rovina per rovina, dalle vette dei monti al profondo dei burroni, dalle floride campagne alle deserte sabbie del mare”. Le sue ricognizioni interessarono fortificazioni (Figg. 1, 2), chiese (Fig. 3), monasteri (Fig. 4), insediamenti, abitazioni (Fig. 5), opere idrauliche, palazzi, portali (Fig. 6), stemmi, affreschi e suppellettili. Il merito di Gerola è quello di non essersi soffermato nella descrizione esclusiva dei monumenti del periodo veneziano, ma di aver ampliato la prospettiva della propria indagine a tutte le evidenze tardoantiche e bizantine rilevabili sull’isola. 

 

1. Giuseppe Gerola a Castel Sèlino – Copyright IVSLA

 

2. Cania, le mura del porto e la porta del molo – Copyright IVSLA

 

3. Kapetanjanà, porta della chiesa di Santa Maria – Copyright IVSLA

 

4. Odhighjìtrja, la torre del convento – Copyright IVSLA

 

5. Agios Ioannis, casa – Copyright IVSLA

 

6. Città di Canea, porta di casa – Copyright IVSLA

“Armato” di un apparecchio fotografico a rullo e dell’attrezzatura necessaria per lo sviluppo dei negativi in loco, ha dato vita ad un folto archivio di immagini (più di 1600). Alcuni monumenti o oggetti sono noti ancora oggi solo grazie alle sue fotografie. Queste ultime mostrano, inoltre, un ampio spaccato del costume e della quotidianità cretese d’inizio Novecento: monaci, notabili, uomini, donne e bambini, ritratti in armonia e in rapporto simbiotico con i monumenti dell’isola, sembrano essere il soggetto privilegiato dei suoi scatti. 

Il giovane studioso, unitamente alle strutture, segnala anche le epigrafi (450) e i graffiti (1000), documentati attraverso grafici e calchi, realizzati con la tecnica della carta assorbente bagnata; infine, a corredo della documentazione consegna 50 piante topografiche, 650 planimetrie di monumenti e fa realizzare anche 70 calchi in gesso, fedeli riproduzioni di leoni e stemmi veneziani segnalati sull’isola. 

Gerola, una volta sull’isola, non limitò la propria ricerca al solo studio architettonico e artistico, ma affiancò la Missione Italiana nell’attività di scavo della basilica di San Tito a Gortina e della necropoli di Festòs (Figg. 7, 8). 

I risultati di due anni di lavoro, avanguardistici per perizia, meticolosità e varietà di interessi è confluito nei quattro volumi dei “Monumenti Veneti dell’isola di Creta”, pubblicati tra il 1905 e il 1932, che costituiscono, ancora oggi, una lezione di metodo e un imprescindibile punto di riferimento per chiunque si occupi del medioevo cretese. 

7. Festos, il monastero di San Giorgio in Falandra e i ruderi – Copyright IVSLA

 

8. Festos, il monastero di San Giorgio in Falandra con le tende della Missione Italiana – Copyright IVSLA

 

Colette Manciero

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