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Il 10 giugno del 1900, ad una settimana dall’inizio dello scavo di Festòs, Luigi Pernier insieme a Iosif Chatzidakis, un medico-archeologo, e Giuseppe Gerola, studioso di monumenti veneziani, durante una passeggiata si imbatte in un “colle seminato di cocci di vasi arcaici, di frammenti di ceramica micenea e avanzi di pithos”, in un’area in cui sorgeva il vecchio villaggio di Haghia Triada, abbandonato dopo gli scontri del 1897-1898 che avevano visto i cretesi liberarsi del dominio ottomano. Dopo le prime ricognizioni nell’area si riteneva di aver rintracciato un “insediamento miceneo” o la “necropoli festia”. L’impressione cambiò con le successive indagini, quando, a seguito di una campagna di scavo diretta da Federico Halbherr, venne individuato un “edificio sontuoso” che portò gli scopritori a domandarsi se non si fossero imbattuti nella “residenza campestre dei signori di Festòs”. All’edificio che verrà alla luce viene dato l’appellativo di “Villa Reale”, ma nel corso della ricerca diventò chiaro come questo sito non possa essere considerato semplicemente come il Palazzo d’Estate dei signori festi.  

 

La Villa, dall’architettura d’ispirazione palatina, aveva ampi spazi dedicati all’immagazzinamento, dei beni e alla gestione delle attività economico-amministrative (fig. 1); a prova di ciò è il ritrovamento del più consistente deposito di cretule e tavolette in Lineare A della Creta Neopalaziale. Tuttavia la sua attività non doveva limitarsi a queste funzioni: l’organizzazione del Quartiere Ovest e del Quartiere Est, I preziosi vasi in steatite e oggetti per il culto, insieme al particolare carattere di alcuni vani affrescati, ne evidenziano anche una funzione residenziale, cerimoniale e religiosa. L’edificio visse per circa 200 anni, e venne distrutto da un violento incendio, probabilmente scoppiato a seguito di un terremoto, verso il 1470/60 a.C. si chiudeva quindi un primo capitolo della storia di questo straordinario sito ma la storia di Haghia Triada è ancora molto lunga. 

Fig. 1 Ipotetica ricostruzione della Villa Reale di P. Kruklidis in Jasink-Tucci 2011, fig.15

 

Serena Nicolì

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