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Archeologi scavano la collina di fronte al palazzo

Le recenti scoperte a Creta della Scuola Archeologica Italiana di Atene e di un’équipe di archeologi delle Università di Salerno e di Roma

A Festòs le recenti ricerche della Scuola Archeologica Italiana di Atene, l’unica Scuola di archeologia italiana all’estero, hanno riportato alla luce alcuni edifici dell’Acropoli della città di età storica. Nota per il Palazzo minoico (1900-1450 a.C.), scavato da Luigi Pernier (dal 1909 direttore della Scuola), Festòs è sede di un insediamento che ha una lunghissima storia: dal Neolitico Finale (3500 a.C. ca.) sino alla drammatica distruzione della città ad opera della rivale e vicinissima Gortina (metà del II secolo a.C.). Secondo il mito la città fu fondata da Radamente, il fratello di Minosse, ma secondo altre fonti il fondatore ha lo stesso nome della città, Festòs, indicato talvolta come figlio dello stesso Radamante altre volte come figlio di Eracle. Il Palazzo fu portato alla luce in gran parte tra gli anni 1900 e il 1909 e pubblicato nel 1935 da Pernier che avrebbe voluto dedicare un volume anche alla città greca (dalla fine dell’età del bronzo all’età ellenistica), impresa che non gli fu possibile a causa della sua prematura morte nel 1937. Della città storica, che nella sua ultima fase raggiunse circa 60 ettari di estensione, non si conosce molto: pochi edifici nell’area del più antico Palazzo e nel pianoro immediatamente sottostante.

Un progetto congiunto italo-greco, coordinato dalla Scuola Archeologica Italiana e da ricercatori di diverse università, sta finalmente gettando luce sulla storia più recente di questo sito straordinario. Negli ultimi anni le ricerche sono state indirizzate alla collina più alta, nota come Christòs Effendi (Cristo Signore) archeologicamente ignota se si escludono alcuni brevi interventi del Taramelli (1896) e del Minto (1909). Sulla parte più alta ancora ben visibili tratti della fortificazione classico-ellenistica e gli scarsi resti di una piccolissima chiesa veneziana. Grazie alle ricerche di superficie del 2011 e 2012 e allo scavo di alcuni giorni fa condotto dall’Università di Salerno e di Roma ‘La Sapienza’, la collina conserva resti di strutture di epoca minoica (soprattutto la fase del primo Palazzo: 1900-1700 a.C.) e poi un insediamento compreso tra la fine del II millennio e i primi secoli del successivo. Al di sotto delle mura di età storica (IV-III sec. a.C.) è stata rinvenuta la soglia di una casa dell’VIII-VII sec. a.C. con i resti di un grande contenitore (un pithos) per derrate alimentari, che in origine era seminterrato in un angolo immediatamente dietro l’ingresso principale (1). Non lontano da questo scavo, lungo il pendio, in un punto dove si pensava affiorasse la roccia, è stato invece scavato parte di un edificio dell’inizio del III sec. a.C., forse crollato in seguito ad un forte terremoto; dell’edificio, oltre alla soglia, si conservano ancora gli stipiti di una porta e una banchina lungo una parete (2). Che si tratti di un luogo sacro o di un altro edificio pubblico è ancora presto per dirlo ma è ora evidente che si tratta dell’Acropoli della città. Nel corso dello scavo è stato rinvenuto un frammento ceramico a vernice nera con incisa la lettera A: il ritrovamento, non lontano, di un altro oggetto fittile con l’incisione THANA (3), integrato come parte del nome ATHANA, lascia supporre che forse la lettera incisa sul vaso possa essere l’iniziale del nome della dea greca per eccellenza: Atena, Athana, in dialetto dorico. Ma la scoperta più interessante proviene proprio dal crollo dell’edificio perché tra i grandi massi in caduta, alcuni riferibili alla porta, è parte di un’iscrizione. Sul blocco si conservano quattro righe di scrittura (4) con nomi di personaggi la cui identificazione sono al vaglio degli studiosi. Molti elementi lasciano ipotizzare che si tratti di un edificio con pareti interamente iscritte; il blocco iscritto rinvenuto potrebbe pertanto essere solo il primo di molti altri ancora sepolti sotto al crollo. Lo scavo è solo agli inizi ma la consistenza delle rovine (circa un metro e mezzo) lascia ben sperare per le indagini che riprenderanno il prossimo anno, sempre se si riusciranno a reperire risorse per il proseguimento delle ricerche. La presenza di un edificio con pareti iscritte lascia presagire un’altra straordinaria scoperta dopo i rinvenimenti dell’archeologo Federico Halbherr che alla fine dell’Ottocento portò alla luce le iscrizioni di Gortina incise sulle pareti del Santuario di Apollo Pizio e quelle della Grande Iscrizione, quest’ultima sui blocchi di in un edificio circolare a carattere pubblico: si tratta della più lunga iscrizione giuridica del mondo greco risalente all’inizio del V sec. a.C. che costituisce un vanto dell’archeologia italiana in Grecia. La nuova iscrizione di Festòs riconduce ad un ambito cronologico più recente; anche la natura e la funzione delle iscrizioni nonché dell’edificio cui appartenevano resta tutta da comprendere. È ipotesi suggestiva tuttavia che l’edificio sepolto faccia parte di uno dei santuari dell’Acropoli.

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  Articolo dal “Il Sole 24 Ore” 3 novembre 2013

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Articolo da “Archeologia Viva marzoaprile 2012

Archeologia viva aprile 2012

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